SPOSA BIANCA

2017



 

Bianche apparizioni di donne velate o rivestite di bianchi panneggi di pizzo, da alcuni anni fanno da motivo conduttore la della Fotografia-Poesia di Roy Leutri: è il tema dominante, con cui l’artista sembra in perenne dialogo, incerto se custodire o svelare la trama di un gioco a cui non riesce a sottrarsi.

In questa nuova raccolta dovremo sicuramente individuare due temi che si supportano l’un l’altro: la costruzione dell’inquadratura e il fondale su cui la storia della "sposa bianca" si declina come su due diverse dimensioni.

Dal nero più assoluto, appena illuminato dal contorno di un incantevole volto di donna, esplode un muro candido, che si frammenta, esplode, nel contorno di una volta un gioco di geometrie, pronte a digradare in un incerto intrico di steli di paglia o di rovi.

Stilizzate forme nascono come fantasmi su bui fondali, oppure si amalgamano in un contesto di scabre superfici, dove solo un chioma fluente o il disegno di un braccio suggeriscono il movimento e quindi la vita.

Altrove i volti estatici, pur nel languore di movimenti appena accennati, sembrano astrarsi completamente dal paesaggio vivido di natura rigogliosa, di strutture architettoniche o vegetali complesse su cui il bel corpo femminile, trasognato si lascia languidamente inquadrare. I volti custodiscono un segreto che paiono sul punto di svelare per poi ritirarsi in angoli dove il contrasto luce ed ombra si fa più forte ed essi scompaiono, risucchiati da improvvise colate di nero.

La sposa bianca, che si lascia fotografare con lo sguardo perduto, su vetusti e scabre assi di antichi e dissestati portoni, ci riporta alle prime esperienze di Leutri, come il tema della vegetazione: qui, ancora una volta, la preferenza è data all’ulivo, a quell’intrico di foglie opache e luminose, che riflettono la luce e, annullano i lineamenti. Il "focus" è allora tutto incentrato sul mistero del volto, eluso alla vista dal velo candido e dalla serica massa dei capelli scuri mentre Il corpo sinuoso si intuisce tra le foglie e i merletti.

In chiusura (o forse in apertura?) il velo e il pizzo che ricoprono quasi totalmente il corpo seduto davanti ad un uscio sbarrato, firmano la raccolta di Leutri, che ci avverte, che il mistero della donna biancovestita di raffinati pizzi è ancora ben lungi dall’essere svelato.

Piera Rizzolatti
Università di Udine.

 

 

 

 


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